Tre poesie di Leopoldo Attolico

attolico

I CRITICI
A Santapupa protettrice dei bambini e dei poeti

Se usiamo un tono alto
mirano alto
mirano al naso
come Sugar Ray Robinson.
Se usiamo un tono basso
terra terra
mirano al plesso
come Kid Gavilan.
E allora Santapupa
che tono s’ha da usare
per non finire know down?
-Semplice, quello del sarchiapone celeste
appena un poco sotto alla linea del cuore
spostato un po’ a sinistra
————————————-di un blocco di branca destro
——————————–passatista
fagocitato a sinistra
—————-dalle fibrille del sole garantista
————–capintesta dell’amore ambidestro
—————————-e suo apripista!
ARPEGGIO (?!)
A Bianca Menna (Tomaso Binga)

Può ben essere gioia
l’aggraziata misura della festa
-tutta interiore, in pelle in pelle
a una ipotesi d’amore
quando una poesia va in buca
e centra l’anima

Ti può tirare su il morale
pensare che forse un disamore
è stato fatto sloggiare
dal comune senso del poetare
in soffice sbandata controllata,
quello che ti entra in casa
con la souplesse turbocompressa
di un Tomaso Binga
baciata da un tango di violetera
concupita dal toro alle cinque della sera…

Ti può galvanizzare quella valenza coloristica
unitaria / abbacinante
più unica che rara
dove ogni paesaggio è stato cancellato
dove dissolto o remoto
è ogni referente che tu dici umano,
un bianco non di natura ma dell’incolore
il glutine ammannito in alta definizione
il tormentone dell’insignificanza asettica,
della vita che si consuma e si allontana
nell’autoemarginazione delatrice e puttana
——————————————-amata dal poeta,
la stessa che ti cammina dentro
come vertigine che ti vuole comunque innamorato
arreso a questa pagina

Ma per fortuna la vita è una cosa serial
che non si ferma alla trecentesima puntata

 

SOGNO O/E SON DESTO
Alla mia Minolta usata una sola volta

Certo, Borgomanero non è Guantanamera
ma è musica proustiana
torpore che sugge tutto il dolce
e ti restituisce l’evento minimale
il quieto vagolare di un fremito di pulce
note/colori da alcova sottogronda
che non ti fan distinguere tra amore e desiderio
ghermire e voler bene

Può accadere così di abbracciare un lampione
un verde cassonetto
ritmarvi un motivetto che possa avvalorare
l’ipotesi di un sogno tutta da dimostrare
imbozzolata com’è, in nuce solamente

Può accader che d’accatto
ti spari un autoscatto non poco imbarazzante
stracolmo di futuro uscito indenne dal coro
———————————–di mille voci bianche,
per poi capitolare con Ripa di Meana *
una mattina dolce d’erba d’estate
in bocca un buon sapore di caffè
la sigaretta come ragione del cuore
e nelle mani un piccolo tremore

* Ambientalista molto discusso

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5 commenti
  1. Ritengo che quella del “sarchiapone celeste” sia la giusta linea da seguire per entrare nelle grazie dei critici, i quali notoriamente adorano i toni brachicardico-passatisti fagocitati a sinistra, tutti i poeti non fanno che porsi questo dilemma, ormai è diventata una questione ontologica per quanti scriventi e/o performanti, mirano a mandare in buca una poesia e su questo gli esimi colleghi saranno di certo concordi.
    Molto graditi l’omaggio a D’Annunzio, i ritmi cadenzati e suadenti, l’abbraccio al lampione e al verde cassonetto.
    Grazie per esserci Leopoldo!

  2. quando si dice governare il linguaggio! qui la materia è plasmata e padroneggiata e piegata con evidente abilità, la scintilla della poesia nasce di qui, e fa della sequenza dei versi un raggio fascinatorio

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