“COME I CORPI LE COSE”, Pasquale Vitagliano, LietoColle – 2013 –

pasquale_vitagliano
Assolutamente autentica, onirica negli spazi immobili, fantastica sostanza per noi umani che ci muoviamo nel torrente degli eventi.Così si presenta l’ultima silloge di Pasquale Vitagliano “Come i corpi le cose”,poesie che sembrano giunte nelle camere della certezza, dove gli interrogativi hanno la chiarezza di uno stagno prosciugato, di una vita vissuta, patita, ma sempre respinta.L’uomo-poeta si muove, coglie, vorrebbe scrivere la parola “fine”, ma sfida la meta con la forza dell’ultima illusione. In fondo la vita, per quanto capita, resta un mistero, e tale deve rimanere per poterle dare in extremis uno schiaffo o un abbraccio. La speranza è nella poesia, la stretta è nei versi, perchè pur cantando con consapevolezza la vacuità, la vanità dell’esistenza, resta il lumicino, il bagliore interiore. Una bella raccolta questa di Vitagliano, fatta di masse, di schiere e di cose sognanti.
Luciano Nota

LA CAMERA OSCURA

Ho sbirciato dentro la camera oscura
senza dare corpo alle figure immobili;
ho toccato i capelli morbidi e caldi,
lunghi più di nient’altro, e poi le pose
irreali di sbieco ai contorni e ho incrociato
due occhi accesi più di due gemelli.
Senza trovare vita me ne sono scappato.
La camera oscura è rimasta socchiusa,
puntuale come un pendolo,
prevedibile e insensibile ad ogni rintocco.

VERSO CASA

Ho conosciuto il sapore
dell’altro sbattendoci
contro senza ristoro.
Da allora cammino
a ritroso senza disegno,
se non il senso contrario
percorso dalla tracce
che lo ammettono.
Raggiunta l’ultima meta,
là sarà la mia prossima casa.

LE FIGURINE

C’è chi ha passato
tutta la vita a riempire
album di figurine,
attento a far coincidere
i torti con le ragioni.
Io non ne ho completato uno,
incapace di fare aderire
il dritto col rovescio,
di far combaciare gli orli
con queste dita storte
come il più santo dei misteri.

OGNI MATTINA AL CAFFE’

Ogni mattina al caffè,
mi chiedo se esista
il colore concreto,
non dico il giallo, o il giallo
di questo pacchetto di tè,
e neppure tutti gialli che ho visto.
Questi sono i gialli particolari
di cui mi parlano gli occhi.
Mi chiedo se esista
il giallo originale pari
solo alle forme geometriche
che esistono al di là
della loro tangibilità.
Ogni volta mi chiedo al caffè
se i colori e le forme
si portino dentro anche il mistero
dei buoni e dei cattivi,
al pari del primo frutto
di cui nessuno seppe mai il colore.

ANCH’IO UN TEMPO SONO STATO

Anch’io un tempo sono stato
sensibile alle foglie,
le avrei volute studiare,
e catalogarne i nomi
per forma, margine e nervatura.
Ma oggi le foglie
non hanno più nome
perché con gli stessi nomi
chiamiamo cose diverse,
le soglie, le voglie, le spoglie.
Anch’io qui non parlo di foglie,
ma di idee morte e di vite passate,
di cose che volevano cambiare nome
perché erano morte,
ma che alla fine senza nome sono rimaste.
Forse solo le sedie
non hanno mai cambiato nome
perché non hanno forme diverse
e se le lasci intorno ad un tavolo
là le ritrovi, ferme e univocamente utili.

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8 commenti
  1. Mi sono piaciute molto le ultime due poesie qui proposte, in particolare. Molto riflessive ma lievi. Grazie per la proposta, Pasquale sempre lucido nel suo versificare.

    Un saluto,

    Bux

  2. …è un libro molto forte. pasquale emoziona, grazie.

    Ogni volta mi chiedo al caffè
    se i colori e le forme
    si portino dentro anche il mistero
    dei buoni e dei cattivi,
    al pari del primo frutto
    di cui nessuno seppe mai il colore.

  3. Come bene osserva Luciano Nota, quel “bagliore interiore” che resta illumina e anima i versi di Pasquale Vitagliano, la cui voce affronta con limpidezza di intenti e di esiti “cose diverse”, materie ostili, “le soglie, le voglie, le spoglie”. Porto con me questa poesia in particolare, ringraziando:

    LE FIGURINE

    C’è chi ha passato
    tutta la vita a riempire
    album di figurine,
    attento a far coincidere
    i torti con le ragioni.
    Io non ne ho completato uno,
    incapace di fare aderire
    il dritto col rovescio,
    di far combaciare gli orli
    con queste dita storte
    come il più santo dei misteri.

    • Ciò che apprezzo in queste liriche, oltre all’indubbio spessore etico e alla lucidità nell’ammettere la vacuità della vita, che pur si deve vivere, a patto di conservare una seppur lieve luce interiore, è la limpidezza del dettato, apparentemente semplice e lineare, in realtà denso di significati.

      VERSO CASA

      Ho conosciuto il sapore
      dell’altro sbattendoci
      contro senza ristoro.
      Da allora cammino
      a ritroso senza disegno,
      se non il senso contrario
      percorso dalla tracce
      che lo ammettono.
      Raggiunta l’ultima meta,
      là sarà la mia prossima casa.

      GBG

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